https://antropologiaeteatro.unibo.it/issue/feed Antropologia e Teatro. Rivista di Studi 2021-11-29T17:30:03+01:00 Prof. Matteo Casari antropologiaeteatro@unibo.it Open Journal Systems <strong>Antropologia e Teatro – ISSN 2039-2281</strong> è una rivista di opinioni e discussioni sull'antropologia e il teatro con un comune denominatore: corretta e scientifica esposizione degli argomenti. https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/12738 Lo spettacolo dal vivo: scenari e prospettive a un anno dalla pandemia 2021-04-16T14:52:25+02:00 Antonio Taormina antonio.taormina@unibo.it <div> <p class="ABSTRAKT">Questo articolo vuole fornire una panoramica sull’impatto del COVID-19 sui settori culturali e creativi. Le ricadute più forti hanno riguardato principalmente le imprese e i lavoratori dello spettacolo dal vivo. Ci attendono nuove sfide, in particolare quelle dell’occupazione e della sostenibilità economica. Le misure di sostegno messe in campo nel nostro paese sono state in larga parte indirizzate ai bisogni immediati del settore creati dalla crisi. Ma questa crisi può rappresentare un punto di svolta che potrebbe cambiare, è già lo sta facendo, il nostro modo di vivere, comunicare e lavorare.</p> </div> 2021-04-22T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Antonio Taormina https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/12739 Il rèak di Bandung tra rituale cerimoniale e intrattenimento popolare: una tradizione contemporanea sundanese (parte II) 2021-04-16T14:54:28+02:00 Luigi Monteanni antropologiaeteatro@unibo.it <div> <p class="ABSTRAKT">Quella delle <em>danze del cavallo</em>, comunemente conosciute in Indonesia come <em>jaranan</em>, <em>kuda</em><em>lumping</em>o <em>jathilan</em>, è una famiglia di performance musicali di matrice cerimoniale, nella quale un gruppo di artisti guidati da un <em>pawang </em>– figura analoga, in quanto non perfettamente coincidente, a quella dello sciamano – e accompagnati da un ensemble di musicisti, si sottopone a possessioni volontarie ad opera degli spiriti degli antenati. Dopo aver problematizzato la versione sundanese di tale fenomeno (<em>kasenian réak</em>)e aver sviluppato l’analisi nel solco della tensione polare tra i concetti di tradizione e innovazione, turistificazione e ortodossia nel numero precedente di questa rivista, l’autore ricostruisce la storia delle politiche culturali nell’Indonesia indipendente, cercando di dare ragione dell’evoluzione del fenomeno e comprendere quale possa essere un possibile futuro della pratica.</p> </div> 2021-04-22T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Luigi Monteanni https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/12740 “La Rete”: un gruppo di intellettuali nella Ferrara moderna 2021-04-16T14:56:40+02:00 Giuseppe Scandurra giuseppe.scandurra@unife.it <div> <p class="ABSTRAKT">Oggetto di questo articolo è la formazione di una rete di intellettuali a Ferrara tra l’inizio degli anni Cinquanta e la fine degli anni Ottanta che hanno prodotto fuori e dentro le Mura cittadine una serie di opere visive e di scritti innovativi e di valore antropologico. Alla base dello sguardo di questa generazione di intellettuali vi era un punto di vista fortemente transdisciplinare in un momento in cui le separazioni tra discipline erano meno evidenti, vista anche l’assenza di facoltà umanistiche e l’istituzione della prima cattedra di antropologia culturale a Ferrara solo nel 2008/2009. La domanda al centro di questo articolo è: come si è formata questa rete? Quanto ha contribuito a fare del capoluogo estense una città dell’arte e della cultura? Come questo gruppo di intellettuali è riuscito in poco tempo a rendere istituzioni come il Teatro Comunale e/o i Palazzo dei Diamanti delle <em>eccellenze</em>?</p> </div> 2021-04-22T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Giuseppe Scandurra https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/11621 Joiking life narratives. The performance of indigenous self-perception in Sami life stories 2020-10-19T01:34:06+02:00 Nicola Renzi nicola.renzi5@studio.unibo.it <p>I Sami sono l’unica popolazione indigena ufficialmente riconosciuta dall’UE. Questo importante riconoscimento, tuttavia, è arrivato solo in tempi relativamente recenti, dopo secoli di politiche di assimilazione forzata e grazie a decisive lotte per il riconoscimento identitario. Con il presente articolo si vuole offrire un’analisi relativa a due casi di narrazioni biografiche Sami trasmesse oralmente sottoforma di joik, espressioni musicali tradizionalmente cantate a cappella e caratterizzate da un elevato valore descrittivo. L’obiettivo è quello di presentare, attraverso un insieme di approcci transdisciplinari, performances relative alla percezione interiore o esteriore dell’identità indigena Sami e i relativi risultati narrativi che possono aver luogo nella peculiare relazione empatica che si viene a creare tra narratore-performer e audience. Gli joik Im manne gåarkah, di Lawra Somby, e Ieš, di Niiles-Jouni Aikio, dunque, guideranno lo studio rispettivamente verso 1) l’esperienza di vita individuale dell’autore e la percezione sociale dell’assimilazione coloniale e dei suoi effetti sull’identità indigena; e verso 2) un raro caso di auto-joiking, un autoritratto acustico o un’autobiografia musicale che attraverso componenti sia verbali che musicali mira alla narrazione e all’interpretazione dell’esperienza biografica di colui che joika.</p> 2021-04-22T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Nicola Renzi https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/13348 The Trojan Women Project. Building a bridge between cultures through a universal language 2021-07-24T15:23:13+02:00 Monica Cristini antropologiaeteatro@unibo.it <div> <p class="ABSTRAKT">L’articolo indaga ‘The Trojan Women Project’, una sperimentazione di cinque anni conclusa nel dicembre 2019 con lo spettacolo presentato a La MaMa Experimental Theatre Club a New York City, che ha visto coinvolti artisti provenienti da diversi paesi, assieme ad attori, musicisti e designer della compagnia di New York, in un lavoro sulla rielaborazione della storica produzione diretta da Andrei Serban nel 1974 a La MaMa. ‘The Trojan Women Project’ è stato proposto a comunità con una recente storia di conflitto, con l’intento di approcciare problematiche socio-politiche attuali attraverso il teatro. I laboratori condotti con gli artisti in Guatemala, in Cambogia e Kosovo sono stati focalizzati sulla ricerca, attraverso il suono e il gesto, di un linguaggio comune, proseguendo le precedenti ricerche di Serban e della musicista Elizabeth Swados con la Great Jones Repertory Company, ma prima ancora di Peter Brook, sul linguaggio universale. Danze e musiche tradizionali sono state integrate nella rappresentazione e hanno facilitato lo scambio culturale e artistico grazie anche alla riproposta delle modalità del lavoro svolto negli anni Settanta. Nello scoprire una naturale identificazione con le donne di Troia e le loro vicende, gli artisti appartenenti alle compagnie provenienti dai tre paesi hanno trovato nella tragedia greca un luogo d’incontro e condivisione in cui elaborare la sofferenza e l’oppressione derivate dal vissuto del conflitto. Un obbiettivo pienamente in linea con l’impegno di La MaMa per la creazione e diffusione di un nuovo modo di fare teatro.</p> </div> 2021-08-05T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Monica Cristini https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/13349 Un approccio ecologico cognitivo alla presenza scenica nelle arti della performance 2021-07-24T16:14:18+02:00 Sarah Pini antropologiaeteatro@unibo.it <div> <p class="ABSTRAKT">Il concetto di presenza scenica nelle arti performative è generalmente inteso come la capacità del performer di catturare l’attenzione del pubblico, una qualità propria dell’artista, che occupa una posizione di potere rispetto allo spettatore. Questo lavoro mette in discussione l’interpretazione classica di presenza come qualità intrinseca del performer, proponendo invece un’interpretazione secondo un quadro etnografico ecologico cognitivo che prende in esame il ruolo svolto da vari attori sociali — il pubblico e i performers, immersi in un preciso contesto storico-culturale, sociale e ambientale — altrettanto partecipi dell’esperienza performativa. Attraverso un’analisi etnografica e fenomenologica del concetto di presenza scenica in diversi contesti performativi, questo lavoro propone un approccio ecologico cognitivo, suggerendo possibili direzioni metodologiche.</p> </div> 2021-08-05T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Sarah Pini https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/13702 La recitazione come fatto di classe: storicità delle emozioni e psicologia dell’attore in Lev S. Vygotskij 2021-10-21T13:41:04+02:00 Paolo Tabacchini tabacchini.p@gmail.com <p>Negli ultimi anni si sta assistendo ad una riscoperta e revisione dell’opera e del pensiero dello psicologo e pedagogista sovietico Lev Semënovič Vygotskij (1896-1934). Gli studi sull’argomento aumentano costantemente e gettano nuova luce sull’ampia portata del suo pensiero e sulla complessa situazione filologico-editoriale che caratterizza la sua singolare ricezione. Tra i vari campi in cui l’autore ha lasciato delle riflessioni, la teoria e critica delle arti e la psicologia della reazione estetica (in particolare letteraria e teatrale) sembrano trovare un ampio spazio, manifestando una strutturazione articolata e coerente nel suo pensiero. Tuttavia, questo argomento appare ancora poco studiato. Il presente articolo intende illustrare i caratteri dell’estetica teatrale di Vygotskij, attraverso il commento all’opera dell’autore dedicata all’argomento, <em>Sulla questione della psicologia della creazione artistica dell’attore</em>.</p> 2021-10-25T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Paolo Tabacchini https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/13709 Shakespeare on the Edge of Intercultural Theatre: Lear Dreaming by Ong Keng Sen, a New Nō Performance 2021-10-23T11:49:47+02:00 Monica Alcantar monicajenny.alcanta2@unibo.it <p>Questo articolo mira a fornire un quadro generale ed introduttivo dell’intervista condotta il 30 aprile 2021 con l’autore teatrale singaporiano, nonché uno dei principali sostenitori dell’interculturalità teatrale, Ong Keng Sen. L’intervista vuole portare alla luce uno degli ultimi lavori del maestro, <em>Lear Dreaming</em>, in anteprima a Singapore nel 2011 e presentato a Parigi nel 2015. Coprendo un’ampia gamma di prospettive riguardanti le collaborazioni professionali di Ong con attori ed addetti ai lavori, si delineano le diverse strategie con cui il suo lavoro si esplicita, non solo da un punto di vista produttivo ma anche come innovatore delle tradizioni teatrali asiatiche.</p> 2021-10-25T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Monica Alcantar https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/13820 Le vie della mimesis tra teatro e musica in Jean-Jacques Rousseau: storia di un apparente paradosso 2021-11-10T12:04:42+01:00 Maria Semi maria.semi2@unibo.it <p>Teatro di prosa e teatro lirico ricevono nelle opera di Rousseau un trattamento diametralmente opposto. Per quanto il <em>citoyen de Génève </em>identifichi nell’interesse e nell’imitazione due princìpi comuni a teatro ed opera, la natura della <em>mimesis</em> teatrale e di quella musicale sembra dividere le due forme d’arte. L’articolo, poggiandosi sul commento di numerosi passi dalle opere di Rousseau, mette in luce come alcune considerazioni sul ruolo di pietà e immaginazione nello sviluppo della storia umana costituiscano il sottofondo dal quale emerge l’analisi dell’imitazione dell’autore. Infine viene posto in rilievo il rapporto costitutivo tra musica e linguaggio, la cui comprensione è cruciale per cogliere il motivo della differenza nell’effetto morale di musica e teatro.</p> 2021-11-10T00:00:00+01:00 Copyright (c) 2021 Maria Semi https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/13920 Il ponte e lo specchio 2021-11-29T17:30:03+01:00 Fabio Mangolini info@fabiomangolini.com <div> <p class="ABSTRAKT">L’articolo prende spunto dall’esperienza personale della pratica teatrale e del contatto dell’autore con altre culture teatrali, in particolare dell’Asia e ancor più in particolare del Giappone, per analizzare le ragioni della reciproca fascinazione e attrazione fra forme teatrali e pratiche tipicamente occidentali quali quella che si definisce genericamente come <em>Commedia dell’Arte</em> e quelle, altrettanto genericamente, definite con la formula di <em>Teatri orientali</em>. Le ragioni di questa attrazione hanno spesso, seppure inconsciamente, origini non solo puramente teatrali, ma piuttosto culturali o, meglio ancora, di visioni culturali. All’immagine della <em>Commedia dell’Arte</em>, una tradizione re-inventata nel corso del XX secolo e resa mitica nell’immaginario collettivo dalle avanguardie teatrali nell’ottica di un profondo rinnovamento del teatro europeo, corrisponde una visione di un generico “teatro dell’Oriente” depositario di una sorta di purezza immaginaria non contaminata e rimasta inalterata nel corso dei secoli, le cosiddette <em>tradizioni viventi</em>. Queste visioni teatrali sono, a loro volta, frutto della costruzione di identità culturali indotte, di visioni distorte dell’<em>Altro</em>, entrando quindi nel dominio di una <em>imagologia</em> culturale che poggia sulla sedimentazione di costrutti ideologici che spaziano dalla mitopoiesi all’esotismo fino a corrispondere addirittura con una visione identitaria, indotta, del Giappone e dell’Italia. Riportando il discorso in un ambito prettamente artistico, si valuta infine l’importanza delle dinamiche che portano all’ibridazione dei linguaggi, terreno fertile per la connessione e la costruzione di ponti culturali e pratica euristica, peraltro, propria alla Commedia dell’Arte che fece dell’ibridazione la sua essenza modulandosi e rigenerandosi nei teatri europei, e non solo, dal ‘500 ad oggi.</p> </div> 2021-11-29T00:00:00+01:00 Copyright (c) 2021 Fabio Mangolini https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/12746 Silvia Bruni. Confraternite, santi e spiriti. Indagini in Marocco. Parte I - “O tu che viaggi e lì ritorni”. Pratiche rituali e tradizioni musicali femminili a Meknes. Indagini in Marocco. Parte II 2021-04-18T13:30:06+02:00 Eugenio Zito antropologiaeteatro@unibo.it 2021-04-22T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Eugenio Zito https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/13099 Suzana B. e Milli Ruggiero. Le mie vite daccapo. Storia di Suzana, donna della diaspora kossovara 2021-06-20T10:25:08+02:00 Giovanni Azzaroni antropologiaeteatro@unibo.it 2021-06-30T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2021 Giovanni Azzaroni