CALL FOR PAPERS

 Antropologia e Teatro – Rivista di studi – N. 10 (2019)
Numero Speciale
Logiche del concreto. Le eredità variabili del magistero di Claude Lévi-Strauss.
 
Incursioni fra mito, ordine e significato, a dieci anni dalla scomparsa.
 

  

Popolazione Kwakiutl, riti di iniziazione invernali. Maschera a due volti per l'invocazione degli antenati
(collezione Lévi-Strauss - Musée du quai Branly).



[…] Purtroppo io dimentico ciò che ho scritto praticamente appena

ho terminato. Probabilmente ci sarà in questo qualcosa che non va.
Ma credo però che ci sia qualcosa di significativo in questo, ossia nel
fatto che non abbia la sensazione di essere io a scrivere i miei libri.
Claude Lévi-Strauss, Myth and Meaning, Toronto U.P., 1978

 

Claude Lévi-Strauss è senza dubbio fra le figure più note e più significative del ventesimo secolo; protagonista di un’epoca e simbolo di un metodo che ha toccato i diversi campi delle scienze sociali, è riconosciuto come il massimo esponente dello strutturalismo applicato all'antropologia. La sua ricchissima avventura intellettuale, interrottasi nel 2009, si collega all’impegno di elaborare non solo uno studio esplicativo di fenomeni culturali circoscritti, ma l’epistemologia di una disciplina che scrive attraverso l’osservazione di società e assieme di strutture, degli uomini e sull’uomo.
Un impegno, questo, poco frequentato nei percorsi intrapresi da buona parte dell’antropologia successiva. Si rischierebbe così che della principale eredità da lui lasciataci, la sua ricca produzione di antropologo, restino noti solo gli elementi aneddotici di un tentativo novecentesco di dare all’antropologia uno statuto scientifico.
Dell’autore di Tristi Tropici è noto l’interesse verso le cosiddette società «primitive» e le forme della parentela, la scoperta della linguistica strutturale come «rivoluzione copernicana» adattabile alle scienze umane, le sue riflessioni sul rapporto natura/cultura, lo studio comparato dei miti, l’attenzione rivolta verso inconscio, analogie formali e leggi universali. Una sua conoscenza sporadica cozzerebbe sonoramente con la volontà di un antropologo fra i più attenti a lasciare agli studiosi a lui successivi non solo le riflessioni di un acuto osservatore, ma un atteggiamento analitico e un metodo sistematico a sua volta analizzabile, ripercorribile o ridiscutibile.
Questo numero speciale di Antropologia e Teatro, a lui dedicato, viene quindi dall’idea di rimettere in campo le sue riflessioni, raccoglierne in merito prospettive eterogenee e peculiari, riaprire il dibattito su questa eredità e sulla disciplina: tout ce à quoi un savant peut aspirer, come lui stesso ha detto. Questo sulla linea di interessi che hanno toccato anche i numeri precedenti della Rivista: l’attenzione all’intrecciarsi di pratiche e teoria, la ricerca di testimonianze di esperienze sociali che si fanno – pur rimanendo irriproducibili e vissute, come lo è la perfomance teatrale – processi: di trasmissione di saperi, di messa in questione di strumenti e categorie, di trasformazione delle discipline.

I contributi potranno riguardare sia i molti aspetti della ricca biografia intellettuale levi-straussiana, sia partire da esperienze di ricerca personali che hanno preso abbrivio o si sono confrontate con queste fonti. Gli autori potranno concentrarsi sui seguenti temi e interrogativi, senza peraltro limitarsi agli stessi:

1. Je hais les voyages et les explorateurs.
I viaggi e i luoghi della ricerca di Claude Lévi-Strauss
Che ruolo ha il campo in Claude Lévi-Strauss? Cosa ne è dei luoghi da lui visitati e quale l'eredità delle sue ricerche? I risultati delle sue osservazioni sono ancora validi per le aree geografiche e le società «primitive» da lui analizzate? Sulla base delle recenti ricerche, che ruolo ha il confronto con l'autore negli studi antropologici contemporanei? L'occhio dell'antropologo è quello del reporter, del turista o dello scienziato?

2. En faisant l’inventaire de toutes les coutumes observées, de toutes celles imaginées dans les mythes, [...] on parviendrait à dresser une sorte de tableau périodique comme celui des éléments chimiques.
I temi di Claude Lévi-Strauss.
Strutture della parentela, mitologie e ruolo del rito, strutturalismo e storia, rapporto natura/cultura, e così via: le tante riflessioni teoriche portate avanti dall'antropologia levi-straussiana sono ancora fonte d'ispirazione e oggetto di ricerca? Si tratta ancora di temi attuali e degni di attenzione? Con quali prospettive fanno ancora parte delle ricerche odierne? A quali nuove epistemologie sottoporre le parole «primitivo», «mitologemi», «incesto»?

3. Le Voie des masques.
Maschera, performance, teatro e rito.
Le ricerche che Claude Lévi-Strauss ha condotto sugli aspetti scenici e performativi del rito e sul ruolo della maschera sono applicabili alla ricerca sulle arti sceniche? come legare il metodo strutturalista alla variabilità dei teatri contemporanei, alle loro diverse forme? Come le mitologie e le tradizioni possono passare attraverso gli strumenti della rappresentazione scenica? In quali dialettiche nuove la maschera si inserisce, nella sua natura estetica, materica e semantica, come oggetto rituale e teatrale?

4. L'humanité [...] s'apprête à produire la civilisation en masse, comme la betterave.
Il sogno di Claude Lévi-Strauss: antropologia ieri e oggi fra etnografia, etnologia e antropologia come scienza.
La definizione levi-straussiana di antropologia a quali riflessioni critiche, applicazioni ed evoluzioni successive è sottoponibile? Come l'autore ha influenzato le metodologie della ricerca sociale: post-strutturalista, semiotica, musicologica e così via? Quali lezioni del fondatore del metodo strutturale sono sopravvissute alla decostruzione portata avanti dal post-modernismo? Quale futuro per l'antropologia?

I contributi, di una lunghezza non superiore di 30000-35000 battute, spazzi inclusi, potranno essere redatti in italiano, in inglese e in francese. Verranno sottoposti a valutazione anonima (double-blind). La scadenza per l’invio dei manoscritti è il 30 settembre 2018.
Gli autori sono invitati a seguire le norme redazionali presenti (in italiano e in inglese) sul sito della Rivista: antropologiaeteatro.unibo.it/about/submissions e a caricare il proprio testo, dopo la debita registrazione, in formato .doc/.odt nella sezione dedicata dello stesso sito: antropologiaeteatro.unibo.it/about/submissions#onlineSubmissions.
Il numero speciale sarà pubblicato nel marzo 2019. Per ulteriori informazioni, è possibile contattare la redazione all’indirizzo: antropologiaeteatro@unibo.it